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PRENDIAMOCENE CURA

21 novembre 2021 – Giornata nazionale dell’albero

Piantare alberi non basta per rendere davvero verdi le nostre città. Quello che deve fare una buona progettazione agronomica di lungo periodo è determinare le dinamiche che portano al declino degli alberi in quel determinato ambiente urbano e sviluppare strategie e tecniche volte a migliorare la capacità di fornire benefici, oltre che sopravvivere in condizioni di stress.
Questo perché il verde urbano ha dinamiche differenti rispetto a quelle di una foresta e la gestione deve essere diversa.
Per aver cura degli alberi in città, si devono considerare benefici e possibili conflitti, si devono valutare le diverse scelte definendo i risultati da raggiungere.
Si pensi ai filari alberati che abbelliscono le città e fanno parte del paesaggio urbano al punto da modificarne il linguaggio diventando viali. Ebbene, queste infrastrutture lineari vanno governate per evitare che si trasformino in una minaccia. Se ben progettate, gestite e curate poi diventeranno un fattore di sicurezza, per esempio attraverso la potente azione di contrasto al dissesto idrogeologico che possono svolgere, attraverso la mitigazione dell’isola di calore e l’azione di intercettazione delle acque meteoriche.

11 MODI PER PRENDERCI CURA (degli alberi)

  1. Fa la scelta giusta
    Che alberi piantare nelle di città? Per scegliere la pianta giusta si devono considerare i requisiti tecnici propri di ogni specie: la risposta alla potatura, la stabilità, lo sviluppo radicale, la resistenza alle malattie, la presenza o meno di parassiti potenzialmente devastanti, l’adattamento del terreno, la tolleranza al sole o all’ombra, la provenienza, (questo lo eliminerei, ogni componente vegetale porta benefici in ambiente urbano).
    Alcuni di questi requisiti si adattano all’intero perimetro urbano, altri saranno funzionali a specifiche aree, in altre zone prevarrà l’utilizzo finale degli spazi, perché un parco è diverso da un viale, da un parcheggio o da una rotatoria.
    Ecco che dobbiamo diversificare il numero di specie presenti negli impianti delle nostre città, ma con criteri di selezione che non siano basati solamente sull’estetica e sull’origine della specie.
    Negli anni ’90 si parlava della regola del 10-20-30: al massimo il 30% di individui di nuovo impianto della medesima famiglia, massimo 20% del medesimo genere e massimo 10% della stessa specie. Uno studio più recente propone di ridurre ancora di più la percentuale della specie, arrivando al massimo al 5%.
    Scegliere la pianta adatta al luogo, ridurrà rischi e conflitti futuri: è la prima ricetta per prendersi cura del verde.
     
  2. Diversità per affrontare le patologie
    In pochi anni, in gran parte negli Stati Uniti meridionali e centrali, un insetto invasivo chiamato piralide del frassino (Agrilus planipennis, EAB) ha ucciso la quasi totalità dei frassini (Fraxinus spp.). Una devastazione che ha raggiunto tassi di mortalità del 98,8% in "città hotspot" come Milwaukee, Chicago e New York.
    Le amministrazioni di queste città si trovano ora a dover affrontare enormi costi di smaltimento e altrettanto elevati costi per i servizi ecosistemici che verranno a mancare (ombreggiamento, riduzione della velocità di scorrimento dell’acqua, riduzione dell’inquinamento, ecc.).
    Se si fosse fatta una scelta accorta all’inizio, moltiplicando le varietà arboree al momento della progettazione del verde, la città non si sarebbe dovuta confrontare con gli effetti di una moria contemporanea di tali proporzioni. Puntare sulla biodiversità è sempre una carta vincente, cercando il giusto equilibrio tra questo aspetto e le esigenze di gestione delle amministrazioni.
    Prendersi cura del verde, in questo caso, significa prevedere le patologie a cui possono andare incontro le piante e diversificarle per evitare morie e diffondersi repentino dei contagi.
     
  1. Specie e varietà per un clima che cambia
    I cambiamenti climatici stanno portando le nostre città ad affrontare situazioni estreme sempre più frequentemente, come i periodi di siccità ogni volta più prolungate con conseguente aumento della frequenza e delle intensità delle ondate di calore. Da qui si comprende quanto sia necessaria una corretta progettazione che valuti approfonditamente anche questi aspetti per trovare la soluzione che consenta di affrontare la criticità più frequente.
    Difendere le piante da siccità e ondate di calore diventa un dovere, evitando questi gravi fattori di stress che ne minano la salute e che diventano un problema per la gestione delle risorse idriche disponibili.
    Non è difficile immaginare che il razionamento idrico in molte aree urbane potrà determinare divieti nell’uso dell’acqua: ne consegue che piantare alberi più tolleranti a condizioni di siccità prolungata e che hanno dimostrato di avere un maggiore efficienza dell’uso dell’acqua (rapporto tra fotosintesi netta e il tasso di traspirazione) sia la migliore soluzione a lungo termine per un paesaggio più sano e a bassa manutenzione.
    Vantaggi che si moltiplicano quando la progettazione delle città diventa ‘water-sensitive’ cioè con la pianificazione del territorio che integra il ciclo delle acque urbane (acque piovane, acque sotterranee e gestione delle acque reflue).
     
  1. Respirare con le radici
    Uno dei principali nemici delle piante in città è l’acidificazione del terreno causata dalla scarsa ossigenazione. Le coperture con asfalto o piastrelle a ridosso del tronco bloccano il corretto scambio di ossigeno tra ambiente esterno e radici. Per questo motivo, quando le tazze (il piccolo riquadro di terra lasciato attorno a tronco) non considerano questo bisogno, le radici affiorano in cerca di ossigeno e i marciapiedi diventano dissestati e pericolosi.
    Prendersi cura significa farle respirare con uno spazio di terreno sufficientemente ampio per la corretta espansione dell’apparato radicale e dei tronchi, per gli scambi gassosi, per la penetrazione delle acque, impedendo deformazioni e sconnessione ai pavimenti.

    Che la terra ti sia lieve
    Un aspetto spesso sottovalutato in fase di progettazione del verde è la capacità nutritiva dei suoli, sia generale che specifiche della specie. Terreno di scarsa qualità e un suolo compatto sono tra le più comuni cause di stress che si riscontrano nell’arboricoltura urbana. Addirittura, può capitare di trovare terreni con un eccessivo gradiente di salinità.Avere cura del verde, significa garantire terra di qualità e sufficientemente profonda, non meno di 1 m, per garantire l’adeguato rifornimento di acqua e nutrienti e per assicurare l’ancoraggio attraverso il corretto sviluppo dell’apparato radicale.
     

  1. Senza radici
    I lavori di manutenzione urbanistica lungo le infrastrutture sono un fattore costante, tra sostituzione di cavi elettrici, interventi su condutture di gas e acqua, rifacimento del manto stradale o dei marciapiedi.
    Questi interventi, spesso, sono fatti a discapito delle radici delle piante, che sono accorciate o addirittura troncate, anche diverse volte nel corso della vita di una pianta. Per gli alberi sono traumi che ne minano la salute e incidono sulla stessa stabilità.
    Evitare di piantare alberi di elevate dimensioni con apparati radicali estesi in corrispondenza di infrastrutture sotterranee è la prima “cura” da seguire: a tutela delle piante esistenti si devono invece progettare interventi effettuati con tecniche moderne che non danneggiano gli apparati radicali, tipo l’Air Spade.
     
  1. Tagli a spazzola
    L’occhio dei cittadini, oramai, si è tristemente abituato a vedere potature selvagge sulle piante ad alto fusto in città. Questi interventi, estremamente invasivi, diventano ferite aperte difficili da rimarginare e sono ampie porte che facilitano l’ingresso di microrganismi, portando spesso a malattie e marcescenze.
    La mancata cura nella potatura trasformerà l’illusorio risparmio immediato nel prezzo ben maggiore per l’espianto e la sostituzione della pianta pericolosa o morta anzitempo.
     
  1. Sempre più in alto
    Quando si mette a dimora un albero dobbiamo ricordare che si sviluppa non solo in larghezza, ma anche in altezza. La scelta delle specie deve quindi considerare la crescita in verticale di una pianta e l’espansione di rami e chiome in rapporto alla vicinanza di edifici e all’utilizzo dell’area sottostante.
    Possiamo prevedere fin da subito che piantare alberi che svilupperanno fusti di oltre 20 metri in prossimità di edifici, laddove anche lo spazio per lo sviluppo orizzontale delle chiome è limitato, aumenterà il pericolo di incidenti in caso di maltempo. La porzione di chioma prossima agli edifici sarà sottoposta a più potature di contenimento, rendendo la pianta instabile e sbilanciata. Interventi che, alla fine, rendendo quasi nulla la capacità ombreggiante, che sarà limitata a un “ciuffo” apicale a diverse decine di metri dal suolo. Anche in questo caso la corretta progettazione che valuta le dinamiche di sviluppo della specie scelta in relazione agli spazi disponibili, è prendersi cura del verde.
     
  1. Tabù da sfatare
    Gli alberi in città, soprattutto quelli lungo le strade, sono esseri viventi sottoposti a molti stress che ne riducono le aspettative di vita. Spesso dimentichiamo che la pianta ha un ciclo di vita: nasce, cresce, invecchia e muore. L’ambiente ostile delle città porta ad anticipare l’età di senescenza di una specie, rispetto al suo sviluppo in un habitat naturale.
    In una città come Torino, per esempio, il 5% delle piante ha oltre i 90 anni, e il 35% tra i 50 – 90 anni, si tratta quindi di piante che hanno già abbondantemente raggiunto la maturità.
    Una corretta politica del verde urbano, perciò, deve prevedere anche l’ipotesi di sostituzione con esemplari giovani.
    Naturalmente, anche questa fase va ben progettata per mantenere gli equilibri tra costi e benefici. Diventa fondamentale alternare le specie, e quindi la loro longevità, e programmare la rotazione degli abbattimenti per mantenere le città e i viali verdi, ombreggiati, belli.
    Anche se sembra controintuitivo, decidere quando è tempo di sostituire una pianta significa voler prendersi cura del verde urbano nel suo complesso e una corretta comunicazione di questo intervento, aiuta i cittadini a comprenderlo.
     
  1. Fissati per la CO2
    Tra i benefici della messa a dimora delle piante c’è la capacità di assorbire (fissare) CO2. Quando si fa un impianto volto a massimizzare i risultati in questo settore, bisogna mettere in conto due fattori fondamentali. Il primo è che non tutte le specie mostrano la medesima efficienza, il secondo è la necessità di fare diradamento per non perdere buona parte delle potenzialità degli alberi.
    Diradare serve a prendersene cura, a mantenere piante sane e poco stressate dalla competizione, ma soprattutto serve a mantenere la capacità di accumulo di CO2 nel legno. Quando le chiome si toccano, l’accrescimento rallenta in modo repentino e così la capacità di accumulo diventa marginale.
     
  1. Il verde non è un costo
    Avere aree urbane con ampie zone di verde, se ben gestito, è un costo ampiamente ricompensato dai benefici: si ha un risparmio energetico, sia riducendo i costi per il riscaldamento che quelli di raffrescamento (basta un singolo albero per ridurre le temperature nel cono d’ombra di 4-5°); la capacità di assorbimento e di rallentamento della velocità caduta della pioggia verso il suolo riduce i rischi di alluvioni; le piante contrastano l'inquinamento atmosferico; migliorano la salute fisica e mentale.
    Molti studi hanno provato a calcolare il ritorno dell’investimento. Quelle più pridenziali - che non computano i benefici intangibili - calcolano un ricavo di 2,25 dollari per ogni dollaro investito in alberi. Altri si spingono addirittura a calcolare ritorni variabili da $ 31 a $ 89 per dollaro speso.
    Questi costi, però si ottengono solo prendendoci cura del verde, ossia con il giusto approccio agronomico a questi splendidi esseri viventi.